Glossario


Beta cellule Cellule presenti nel pancreas, e precisamente nelle isole di Langerhans, che registrano i livelli di  glucosio e di insulina presenti nel sangue e rilasciano la quantità di insulina necessaria. Nella persona con diabete di tipo 1 le betacellule sono distrutte da una rea zione autoimmunitaria.
Nella persona con diabete di tipo 2 il processo è più lento e inizia al contrario, con una sovraproduzione di insulina che però non è normalmente efficace a livello dei tessuti periferici (grasso, muscolo, etc.).

Diabete Si definiscono ‘diabete’ tutte le malattie e condizioni che, non trattate, portano a un eccesso di zuccheri nel sangue (iperglicemia). Si calcola che in Italia 3 milioni di persone abbiano il diabete di tipo 2. Esiste poi un  diabete chiamato tipo 1, che può manifestarsi anche in età pediatrica, e un diabete gestazionale che appare nella seconda metà della gravidanza. Diabete e ‘diabete mellito’ sono usati quasi sempre come sinonimi.

Emoglobina glicata Il test dell’emoglobina glicata descrive la qualità media del controllo glicemico raggiunta nelle 8/9 settimane precedenti e integra le singole misurazioni della glicemia effettuate dalla persona con diabete. L’emoglobina è una proteina presente nel sangue nota per la sua capacità di trasportare l’ossigeno alle cellule. Il glucosio, normalmente presente nel sangue, si lega ad una piccola percentuale delle molecole di emoglobina. Se aumenta (iperglicemia), aumenta anche la quota di emoglobina glicata. La percentuale di emoglobina glicata è tanto maggiore quanto maggiore è la concentrazione di glucosio nel sangue e quanto più a lungo la glicemia resta alta. La glicata fornisce un’informazione integrata della glicemia nel corso del trimestre, ed è correlata alla probabilità di incorrere in complicanze microvascolari (che colpiscono reni, occhi, nervi e piedi). Per questo è considerata uno dei parametri fondamentali per aggiustare il trattamento. Tuttavia, essendo una misura ‘media’, non rende conto delle variazioni durante la giornata e non dà informazioni sulla frequenza delle ipoglicemie, né sui picchi postprandiali. La persona con diabete dovrebbe mantenere la glicata sotto il 7%.

Gauge  è il termine usato per indicare il diametro esterno di un ago, indicato con la lettera G oppure in mm. Maggiore è il Gauge  minore è il diametro dell'ago.

Ad esempio :
29G = 0.33 mm
30G = 0.30 mm
31G = 0.25 mm
32G = 0.23 mm

Glicemia Concentrazione di glucosio nel sangue. Il diabete consiste proprio nella difficoltà di mantenere la glicemia entro i parametri fisiologici ‘normali’. Se supera i 126 mg/dl a digiuno e i 200 mg/dl dopo i pasti si parla di  iperglicemia. Si parla invece di ipoglicemia quando il valore scende al di sotto di valori compresi tra 60 e 80 mg/dl (il valore soglia di ipoglicemia può variare da persona a persona).

Glucagone Il glucagone è un ormone iperglicemizzante prodotto dal pancreas (dalle cellule alfa); ha un’azione  opposta a quella dell’insulina (prodotta dalle cellule beta). In condizioni normali viene rilasciato in circolo quando la glicemia scende e serve proprio a farla risalire; viceversa, quando la glicemia sale la produzione di glucagone cessa. Un’iniezione di glucagone è la terapia d’urgenza necessaria per risolvere le crisi ipoglicemiche più gravi nelle quali la persona non è più in grado di assumere zucchero. Il glucagone è disponibile in siringhe monodose con ago preinnestato e può essere iniettato sia sottocute sia nel muscolo.

Glucosio Zucchero semplice costituito da una sola molecola con sei atomi di carbonio, dodici atomi di idrogeno e sei atomi di ossigeno. È lo zucchero più importante, sia come fonte di energia che come prodotto intermedio di innumerevoli vie metaboliche. È una delle ‘monete di scambio’ delle cellule che trasformano quasi tutti gli zuccheri in glucosio, nonché i grassi e, all’occorrenza, anche le proteine per estrarre energia. Bruciare glucosio in assenza di ossigeno (glicolisi anae robia) produce relativamente poche calorie, ma in modo quasi immediato, farlo in presenza di ossigeno (glicolisi ae robia) è molto più efficiente, anche se meno rapido. La ‘combustione’ completa del glucosio porta alla produzione di acqua e anidride carbonica.

Insulina L’insulina è un ormone prodotto dalle cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas. Viene rilasciata nel sangue quando il livello della glicemia sale. Il suo ruolo principale è quello di favorire, legandosi ad un recettore sulla membrana cellulare, la penetrazione del glucosio nelle cellule dei muscoli, del fegato e di altri tessuti. L’insulina, insieme al suo antagonista, il glucagone, regola anche l’attività metabolica del fegato. La persona con diabete può perdere, fin dall’inizio oppure progressivamente, la capacità di produrre insulina. In questo caso deve assumerla dall’esterno, con iniezioni o attraverso un microinfusore. Sono disponibili diversi tipi di insulina che si differenziano in base alla loro origine (animale, umana biosintetica, umana ricombinante) e soprattutto in base alla durata di azione. È infatti necessario far fronte in modo rapido alle grandi quantità di glucosio che si riversano in poco tempo nel sangue dopo i pasti  (funzione postprandiale dell’insulina), ma anche garantire la presenza di una base minima di insulina durante tutta la giornata (funzione basale). Esistono quindi: insuline ultrarapide (o analoghi rapidi) in cui effetto inizia 5 minuti dopo l’iniezione (picco da 30 a 60 minuti dopo) e si azzera 3 ore dopo; insuline rapide (inizio dell’effetto dopo iniezione sottocute: 15-30 minuti; picco 2-4 ore; fine dell’effetto: 6-8 ore), insuline lente (inizio: 1-2 ore; picco: 4-12 ore; fine: 16-35 ore); insuline intermedie e ultralente (o analoghi lenti) che svolgono per circa 24 ore la funzione basale. Esistono anche preparazioni nelle quali sono premiscelate due tipi di insuline, così come è possibile, con le dovute istruzioni, preparare miscele di insuline ‘personalizzate’ sui bisogni della singola persona con diabete.

Iperglicemia Concentrazione elevata di glucosio nel sangue. Nella persona con diabete si parla di iperglicemia quando la glicemia a digiuno supera i 125 mg/dl e due ore dopo il pasto i 200 mg/dl. L’iperglicemia è il vero problema del diabete. Ripetute e lunghe iperglicemie infatti rovinano, per così dire, dall’interno numerosi organi, prima di tutto le arterie e i capillari, favorendo la comparsa delle complicanze.

Ipoglicemia Alcuni farmaci antidiabetici, soprattutto insulina e sulfoniluree, possono ridurre troppo la glicemia. Questo avviene quando si sono assunte dosi elevate del farmaco, quando si è scelto un pasto a basso contenuto di carboidrati o si è ‘saltato’ un piatto o il pasto intero. Ogni persona ha la ‘sua’ soglia minima di ipoglicemia,  generalmente però quando si scende sotto i 60 mg/dl il cervello – che è il più grande consumatore di glucosio – inizia a preoccuparsi e attiva una reazione adrenergica che si traduce in una prima fase, prodromica (nervosismo, irritazione, fame, difficoltà di concentrazione) e in una seconda fase, motoria (tremito, difficoltà nell’articolare le parole o mettere a fuoco le immagini).
Fermare una ipoglicemia in questa fase è semplicissimo: basta assumere l’equivalente di 15 grammi di zucchero cioè mezza lattina di bibita dolce o tre bustine/zollette di zucchero. Se non si interviene, però, possono subentrare convulsioni che rendono necessario un aiuto esterno. A quel punto, ingerire liquidi o solidi potrebbe essere difficile e il modo migliore è una iniezione intramuscolo di glucagone. Se la glicemia continua a scendere (20/30 mg/dl) il cervello per difendersi si ‘spegne’ e la persona entra in coma. Nonostante i suoi aspetti molto visibili e preoccupanti, la crisi ipoglicemica e perfino il coma ipoglicemico, trattati adeguatamente, si risolvono usualmente in poche ore senza lasciare conseguenze permanenti.

Macrosomia Significa semplicemente ‘grande corpo’: non è un’anomalia genetica, ma la constatazione del fatto che il feto, o il neonato, sono più grandi o più pesanti del normale. Il feto, sviluppandosi in un ambiente ricco di glucosio per l’iperglicemia materna, cresce troppo e letteralmente ingrassa. Un neonato macrosomico è correlato con un maggior rischio, sia per la mamma che per il bambino (in età adulta), di contrarre il diabete di Tipo 2. Alcuni
medici parlano di macrosomia dopo i 4 chili, altri dopo i 4,5 chili di peso alla nascita.

Nefropatia Malattia dei reni. I reni filtrano il sangue trattenendo le sostanze necessarie ed espellendo quelle inutili,
insieme a una parte dell’acqua attraverso le urine. L’iperglicemia (e la pressione alta) danneggiano i reni riducendo via via la loro funzionalità. Il processo è molto lungo ed è ‘annunciato’ con molti anni di anticipo da piccoli ‘errori’ di funzionamento. All’inizio, per esempio, il rene lascia uscire nelle urine un po’ di albumina (microalbuminuria).
Se la malattia progredisce troveremo nelle urine molta albumina (macroalbuminuria) e altre proteine. Fin qui nulla di irreparabile, ma se il processo continua, la funzione renale diviene così compromessa da creare dei danni  all’organismo, alcuni dei quali (scompenso glicemico ed aumento della pressione) a loro volta aumentano il danno renale. Il rischio da scongiurare è l’insufficienza renale cronica che, negli stadi avanzati richiede la dialisi o il trapianto. Uno stadio iniziale di nefropatia diabetica è riscontrabile nella maggioranza delle persone con diabete.

Neuropatia La neuropatia diabetica è di due tipi: autonomica e periferica o somatica. Si ritiene che il danno neuropatico del diabete abbia delle cause dirette (l’iperglicemia danneggia le cellule e le fibre nervose) ed indirette (i vasi sanguigni che irrorano i nervi sono danneggiati).

Retinopatia Complicanza microvascolare o microangiopatica del diabete. In una prima fase (retinopatia non proliferante) il danno è reversibile, ma quando si entra nella fase della retinopatia proliferante può essere solamente rallentato o arrestato. Dal punto di vista funzionale, la retinopatia diabetica, come tutte le forme di retinopatia, dipende fortemente dalla sede e dalla estensione delle lesioni, quelle più invalidanti sono a carico dell’area centrale (macula). Nei casi più gravi si arriva a perdere completamente la vista.

Tessuto sottocutaneo  Sotto la cute (pelle). Le iniezioni di insulina devono avvenire nello strato di grasso intermedio fra pelle e muscoli.

Thin wall è una particolare tecnologia produttiva grazie alla quale gli aghi conservano le loro sottili dimensioni esterne, ma hanno un diametro interno più largo.



Edit Page >>